Si Salviamo l'Italia

Dal 9 dicembre 2013 l’Italia si è svegliata, ci sarà un duro inverno ma poi arriverà la Primavera Italiana 

Dal 9 dicembre 2013 l’Italia si è svegliata, ci sarà un duro inverno ma poi arriverà la Primavera Italiana

La Rete SI aderisce a tutta una serie di iniziative volte a risanare il bilancio dello stato, a ridurre le tasse e i burocratismi, eliminando caste, corruzioni e mafie, ridando valore e ruolo al lavoro e all’intraprendere nel rispetto dell’articolo 1 della nostra Costituzione.

Non basta che un parlamento di nominati con leggi incostituzionali si siano dati privilegi, abbiano eletto il presidente della repubblica, nominato ministro dell’interno uno di loro che, guarda caso, impedisce con la forza della polizia le dimostrazioni ai cittadini. GUARDATE E RIFLETTETE GENTE! E SOPRATTUTTO SPERIAMO CHE LA POLIZIA SIA PIU VICINA AI CITTADINI ED IN DIFESA DEI DIRITTI COSTITUZIONALI E NON DEI POLITICI E PARTITI

Fermiamo l’Italia prima che finisca nel baratro

È da maggio 2012 che ConfAPRI (Rete SI) propone come risanare l’Italia, dispone di esperti credibili che lo hanno fatto moltissime volte nelle proprie aziende e, come il caso di Colomban, lo hanno fatto e con successo, risanando, rilanciando, senza licenziare anche nelle aziende pubbliche (vedi Carta di CastelBrando).

ConfAPRI aderisce alla fermata dell’Italia poiché così come procediamo, governati da una casta di voraci ed ingordi, contro i dettati costituzionali e che affamano i cittadini (1/3 sono nella soglia di povertà), uccidendo le imprese con un fisco iniquo ed insopportabile, deve finire. Prima fermiamo questa casta ingorda e divoratrice dei nostri risparmi prima ci salviamo!

La polizia è con noi, è con il Popolo come prescrive la nostra Costituzione. Anche il Siulp, il sindacato di polizia un tempo considerato di sinistra, è sceso in campo. Il comunicato del segretario Felice Romano sembra un’ode ai forconi. «Togliersi il casco – scrive – in segno di manifesta solidarietà e totale condivisione delle ragioni a base della protesta odierna è un atto che per quanto simbolico dimostra che la misura è colma e che i palazzi, gli apparati, e la stessa politica sono lontani dai problemi reali dei cittadini e troppo indaffarati ai giochi di potere per la propria sopravvivenza e conservazione della casta». Terribile sarà l’ira degli onesti, è la sua profezia.

La Carta di CastelBrando, frutto di esperti che rappresentano 1 milione di imprese e 5 milioni di lavoratori, frutto di un anno di lavoro conclusosi con la riunione dei 500 in CastelBrando l’8 luglio 2013, è una pietra miliare che i nostri governanti devono conoscere ma sopratutto applicare (erano presenti tutti i partiti e movimenti, tutti i legislatori, ed una parte di economisti nazionali ed internazionali e tutti l’hanno condivisa).

La Carta di CastelBrando non può essere ignorata perché una casta di politici incapaci e filo banchieri agisce per svendere l’Italia e le proprie migliori aziende agli stranieri!

Diciamo anche tutti noi della Rete SI BASTA a queste svendite prodotte dalle troppe tasse! BASTA a questa casta di legislatori incapaci, BASTA alle bande a delinquere che sono la vera MAFIA e la rovina dell’Italia e delle future generazioni!

La Rete SI aderisce alla protesta per un’Italia migliore e sopratutto nel rispetto della nostra Costituzione. Ma a fianco di una protesta che nasce dal popolo la Rete SI presenta le proposte, ed è pronta a tirarsi su le maniche, per attuare UN RISANAMENTO DELLO STATO ED UN RILANCIO DELL’ECONOMIA, DELLE IMPRESE, DEL LAVORO E DEL REDDITO DI TUTTI I CITTADINI come prescrive chiaramente la nostra Costituzione!

 

Le imprese non sono il bancomat dello Stato!

L’aumento al 102,5% dell’acconto Ires e Irap è l’ennesima vessazione che il governo sta operando ai danni delle piccole e medie imprese, ormai considerate un vero e proprio bancomat al quale lo Stato sta attingendo senza ritegno.

Apindustria Vicenza e ConfAPRI, entrambe della Rete SI, promuovono un’iniziativa che, se trova la cooperazione di tutti, porterà finalmente qualche frutto.

L’idea è quella di rinviare il versamento in acconto del 10 dicembre al 9 gennaio in quanto le tredicesime dei nostri lavoratori hanno priorità sul salasso di Stato.

Vedi scheda >>> C_13_protesta-aumento-acconti-IRES-IRAP

 

Adesso basta: diciamo STOP!

logo1) Alla corruzione pubblica dilagante. Basterebbe una drastica e seria legge anticorruzione per recuperare 60 mld all’anno, mentre oggi il 4% annuo di crescita della Nazione va in fumo per colpa di ladri, corrotti, associazioni a delinquere e mafie. 

2) Allo sperpero della spesa pubblica (super-stipendi, super-pensioni, privilegi di una casta che sta dilaniando l’Italia e impoverendo  i cittadini). Si parla di uno spreco quantificabile tra i 70 ai 100 mld/anno di spesa pubblica in più rispetto ai costi sostenuti da Francia, Germania e Inghilterra, anche solo rapportando la percentuale di spesa pubblica al PIL di ogni Paese.

3) Alle migliaia di partecipate, concessioni, beni non valorizzati che spesso costituiscono un comodo rifugio ed una sicura rendita ai politicanti trombati; sono almeno 300 mld (alcune stime arrivano a 500 mld) che potrebbero essere immessi sul mercato, quotati in maniera trasparente, riducendo il debito pubblico e quindi la spesa per interessi da 30 ad oltre 50 mld/anno.

Queste risorse (riduzione degli sprechi) valutati dai 160 ai 210 mld/anno sono ottenibili in 1-3 anni e vanno usati per la riduzione delle tasse sul lavoro, sulle imprese e modernizzare l’Italia come sotto indicato (vanno esclusi i 300-500 mld della privatizzazione di beni e servizi dello stato, che devono andare solo ed obbligatoriamente alla riduzione del debito pubblico e quindi della spesa per interessi).

4) Alle demenziali tasse a carico delle imprese e dei lavoratori (di dubbia costituzionalità – palese violazione dell’art.1):

– eliminazione IRAP entro il 2014 (-35 mld/anno, compensati dalla rinuncia delle imprese a 30 mld. di incentivi);

– tetto IMU sulle attività produttive: con un massimo del 5% sul reddito lordo d’impresa ( – 10-15 mld/anno);

– assolvimento dell’IVA quando incassata (nessuna variazione sul bilancio);

– riduzione tasse e tributi ai lavoratori (recupero grazie all’aumento occupazione, del PIL e dell’IVA);

– zero tasse & tributi per l’assunzione di disoccupati e cassaintegrati (nei primi 3-5 anni) (Recupero grazie all’aumento dell’occupazione e alla crescita del PIL);

– pagamento immediato dei crediti delle imprese che ammontano a 100 mld. attraverso un incremento di soli 10 mld al fondo MEF (nessuna variazione sul bilancio);

– ZERO burocrazia! Digitalizzazione delle pratiche e radicale semplificazione della Pubblica Amministrazione per una reale e veloce offerta dei servizi al cittadino con chiare responsabilità nell’adempimento dei servizi erogati (il personale pubblico deve essere a servizio del cittadino e non viceversa).

 

L’Italia deve tornare ad essere una Repubblica fondata sul lavoro in ossequio all’art. 1 della nostra costituzione!

Le assurde politiche fiscali attuate negli ultimi anni hanno solamente incrementato il tasso di disoccupazione e costretto molte, troppe, imprese a chiudere, a fuggire all’estero o a svendersi a gruppi internazionali. La politica dissipatrice, i media asserviti alle caste di privilegiati e le associazioni di imprese e lavoratori che hanno avallato questi provvedimenti legislativi, SONO RESPONSABILI DELLA DESERTIFICAZIONE IMPRENDITORIALE E LAVORATIVA ITALIANA!

Per far tornare competitività servono efficienza e leggi appropriate e non tasse esagerate; serve cultura e rispetto del fare impresa e del lavoro a partire dalla scuola, dai media, dalla giustizia e dalla politica che deve urgentemente tagliare la burocrazia, ridurre le tasse asfissianti, ridare dignità e ruolo al lavoro e quindi all’impresa: unica generatrice di sviluppo ed occupazione! Come recita chiaramente la nostra costituzione all’art.1.

RETE SI_Risaniamo-lo-Stato-Italiano

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