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Proposta di legge: socialità e pensioni

Il cittadino va educato affinché sappia che può rivolgersi a enti privati o assicurativi per avere la possibilità di ricevere una pensione più alta. Lo Stato, come avviene in tutti i paesi ben organizzati e moderni nell’area OCSE, non deve dare privilegi o pensioni d’oro ma garantire una vecchiaia dignitosa a tutti i cittadini, senza favoritismi o “caste”, (elevando le pensioni sotto i 1.000 euro/mese e assicurando così una vita più dignitosa a tutti e aiutando l’economia a risollevarsi).

Le nostre proposte

1. La disoccupazione spetterà a tutti i cittadini che non hanno un’occupazione. Dovrà essere pari al 60/70% del reddito medio di un lavoratore, intera per i primi 6 mesi e decrescente fino al 24° mese, termine in cui cesserà la sua erogazione. Per averne diritto i lavoratori dovranno mettersi a disposizione e operare nei servizi sociali del comune di appartenenza per un monte ore proporzionale a quanto percepito. La disoccupazione si perde con il rifiuto ad un lavoro, anche socialmente utile.

2. Le pensioni erogate da enti statali, a partecipazione o sovvenzione pubblica dovranno essere garantite a partire dall’attuale età minima (65+), e rispondere alle seguenti condizioni:

– i pensionati dovranno percepire al massimo 1 o 2 volte il reddito medio del cittadino italiano (o al massimo comunque 5.000 euro)

– la pensione sarà erogata a cittadini il cui reddito sia inferiore ai €50.000/anno e/o il cui patrimonio venale (di mercato) non sia superiore ai tre milioni di euro

– l’importo minimo della pensione dovrà essere adeguato al costo della vita e permettere una dignitosa sussistenza che potrebbe essere pari a un minimo del 40% del reddito medio del cittadino italiano.

La maternità, gli asili nido e per l’infanzia dovranno essere organizzati al meglio dal Comune di residenza. La natalità, le madri e i loro figli sono la linfa e l’energia futura di una comunità, vanno quindi incentivati, curati e seguiti con degli standard di qualità e servizio che soddisfino la comunità.

Il comune di residenza, avendo di pertinenza un 30% del totale delle tasse nell’ottica di un federalismo fiscale, dovrà provvedere con sussidi a tutte le persone indigenti, provvedendo almeno a:

– un pasto al giorno

– un posto letto per dormire in locali riscaldati d’inverno

Dati OCSE di Barbara Weisz (26 aprile 2012, PMI.it, dati ISTAT)

I pensionati in Italia che hanno ricevuto assegni pensionistici per un totale mensile inferiore a 1.000 euro sono 7,6 milioni, il 45,4% del totale. Di questi, quasi 2,4 milioni sono addirittura sotto i 500 euro. Il rapporto ISTAT spiega che nel 2010 sono state erogate prestazioni pensionistiche per 23,8 milioni, con un importo medio per prestazione pari a 10.877 euro. La spesa complessiva è stata di 258,5 miliardi di euro.

Dai dati OCSE on line ricaviamo che l’Italia spende il 14,1% del PIL per le pensioni quando la media OCSE è del 7% (che arriva con le altre socialità e privilegi al 19% del PIL).

Per la media OCSE che non annovera privilegi, i dati vanno dal 7% del PIL al 9%.

I tagli, le riduzioni da fare sono tante soprattutto su tutte le pensioni d’oro, liquidazioni, privilegi  della nostra casta.

Si aggiunga anche che in Italia la durata del pensionamento è di media di 27 anni contro una media OCSE di 21-22 (ben 5 anni, il 20% in più, andiamo cioè in pensione troppo presto).

La media OCSE delle persone fra i 60 e 69 anni che continuano a lavorare è superiore al 50% contro meno del 30% in Italia.

La percentuale media della pensione rispetto ai salari/stipendi degli ultimi anni è nell’OCSE del 57% in Italia del 65% (sempre un 20% in più in Italia).

Nonostante tutti questi dati, che dimostrano la generosità e lo sperpero dell’Italia rispetto alla media dei paesi OCSE, abbiamo il 10% di pensionati con pensioni al limite della povertà, sotto i 500 euro, e un altro 32% sotto i 1.000 euro. Il 42% dei pensionati hanno pensioni poverissime mentre la casta persiste vergognosamente con privilegi, pensioni d’oro e vitalizi!

Altri dati OCSE recenti, del settembre 2012, mettono l’Italia fra i paesi dove ci sono macroscopiche differenze fra chi ha una pensione statale elevata (da casta) e chi con la pensione non riesce a vivere. L’Italia ha una spesa pensionistica rapportata al PIL, rispetto alla media OCSE, del 20% superiore: spendiamo il 20% in più, come proporzione nel PIL, per pensioni d’oro, vitalizi, e altri privilegi, rispetto alla media OCSE.