Si Salviamo l'Italia

Contribuisci anche tu con un commento:

1.535 thoughts on “Commenti

  1. Mi dispiace ma questo Papa si sta dimostrando filomondialista. E attenzione perchè tutti in Italia stanno obbedendo a queste logiche, partiti di dx, centro, sx e grillini compresi. Bisogna cambiare radicalmente: in campo ci sono forze politiche nuove, che non hanno padroni e che non obbediscono supinamente all’Europa o ad altri che comandano nella stanza dei bottoni. Apriamo gli occhi, scendiamo in piazza! Ribelliamoci a tutto questo! Ne va del futuro dei nostri figli, della nostra economia, della nostra società.

    • L’Europa deve tornare a fondarsi su radici cristiane. Altrimenti tra pochi mesi/anni sarà in mano all’islam. poi voglio vedere le nostre leggi, le nostre abitudini, i nostri costumi finanche la nostra economia che fine faranno. Bergoglio, anche tu, apri gli occhi! Sei il Papa dei cristiani!!!

  2. Il chiodo fisso
    Vaticano, Antonio Socci sull’omelia di Natale: “Papa Francesco è ossessionato dai migranti” 25 dicembre 2017
    NON CAPISCO PERCHE’ NON LI ACCOGLIE FRA DIVANI E VELLUTI NEL SUO RICHISSIMO STATO DEL VATICANO anzichè pregare e supplicare che vengano mantenuti da noi poveri e diseredati: IPOCRISIA?!

    • LE RELIGIONI SPESSO SONO STATE LA SCINTILLA DI MOLTE GUERRE
      Credo che dovremmo abolirle in una democrazia matura o meglio impedire loro di influenzare o molestare LO STATO DENOCRATICO
      Vedete cosa stà facendo l’Islam radicale, con attentati, morti e sangue a noi cittadini, e cosa potrebbe rifare spronando l’immigrazione questo papa cattolico, che promuove uno stato METICCIO incrementando l’insicurezza e le povertà

      ORA ADIRITTURA si e’ messo a gridare contro lo sviluppo: loro, i preti, ci vorebbero tutti poveri ed appesi alle loro tonache nere!

  3. ECONOMIA da ADNKRONOS

    Tracollo Bitcoin
    Pubblicato il: 23/12/2017 07:20

    Incertezza Bitcoin. Con oltre il 30% del suo valore perso in meno di una settimana, i “chiari rischi per investitori e consumatori, associati alla volatilità dei prezzi, inclusi il rischio della completa perdita dell’investimento”, paventati dalla Commissione Europea solo qualche giorno fa, si sono di fatto avverati. E ora, dopo le ‘montagne russe’ degli ultimi 7 giorni, sono in molti a domandarsi se la criptomoneta non abbia veramente, come affermato dalla svizzera Ubs, “tutti i sintomi di una bolla”.

    • da: ilpost.it
      Economia sabato 23 dicembre 2017

      I bitcoin spiegati bene
      Per chi ha resistito finora senza saperne niente, e comincia a rendersi conto che deve rimediare

      Oggi un bitcoin, cioè un’unità della più popolare criptovaluta al mondo, vale 14.600 dollari. Cinque anni fa, ne valeva circa 13: significa che il suo valore è aumentato di oltre 1.100 volte. Ma l’aumento esponenziale del valore dei bitcoin non è stato graduale, come ha dimostrato il recente nuovo interesse dei media internazionali: soltanto un anno fa, infatti, un bitcoin valeva circa 850 dollari. Ha superato i 2.000 dollari soltanto a maggio, e fino a un mese fa era sotto i 9.000 dollari: dopo aver sfiorato i 20mila dollari, ha subito un crollo tra giovedì e venerdì, arrivando a poco più di 12mila dollari. È stato il più grave crollo della valuta in tre anni, arrivato dopo il più grande picco di sempre.

      Da diverse settimane, quindi, si è tornati a parlare moltissimo di Bitcoin (la maiuscola si usa solitamente per indicare il sistema, la minuscola per la valuta): di cosa sono, di come funzionano, del loro utilizzo, di quanto sia rischioso investirci e di quanto durerà questo aumento di valore. Ne abbiamo scritto molto sul Post in questi anni, ma abbiamo deciso di raccogliere un po’ di risposte a queste domande in un posto solo: questo.

      Breve storia dei Bitcoin
      Non si sa chi abbia inventato i bitcoin: l’inventore viene chiamato Satoshi Nakamoto, ma è un nome di fantasia che finora ha garantito anonimato alla persona o alle persone che li crearono nel 2009. Nel tempo sono state fatte molte ipotesi – la più famosa nel 2014 da Newsweek – ma non si è ancora scoperto niente di certo. Nakamoto voleva creare un nuovo sistema di valuta elettronico senza nessun tipo di autorità centrale: ci riuscì e nel 2010 sostanzialmente sparì, sfilandosi completamente dal sistema che aveva creato.

      Cosa sono i Bitcoin
      Premessa scontata, ma facciamola: il valore che attribuiamo al denaro è frutto di una convenzione. Una banconota – da 5, 50 o 500 euro – è un pezzo di carta: se possiamo usarlo per ottenere in cambio beni ben più complessi di un pezzo di carta è perché siamo tutti d’accordo sul valore che riconosciamo a quel pezzo di carta. Una banconota da 500 euro non vale intrinsecamente dieci volte una da 50: abbiamo semplicemente deciso così. Perché le cose cambino, basta che decidiamo diversamente.

      Veniamo ai bitcoin. I bitcoin sono una moneta digitale che gli utenti conservano in portafogli virtuali, e possono essere usati per fare pagamenti verso negozi o società che li accettano (ci sono), per trasferire denaro ad altri utenti, o semplicemente possono essere conservati sperando che aumentino di valore. Quanto vale un bitcoin? Ci arriviamo, ma diciamo che lo decide il mercato: e non c’è il pezzo di carta, al contrario degli euro.

      La differenza con le normali valute è che Bitcoin risolve un gran numero di problemi che si hanno normalmente nelle transazioni economiche online. Non c’è infatti un’autorità centrale che controlli i bitcoin: niente banche, organizzazioni o società che ne gestiscano i flussi e il valore. Questo fa sì che non ci sia una terza parte coinvolta nelle transazioni: quindi niente commissioni a Visa, Mastercard, Western Union, eccetera, e niente rischi che questi enti subiscano attacchi informatici che sottraggano numeri e codici di carte di credito.

      Come funzionano le transazioni su Bitcoin
      Qui le cose cominciano a farsi più complicate. I Bitcoin funzionano sulla base di un protocollo peer-to-peer, simile quindi ai sistemi utilizzati per esempio per scaricare e condividere i file online, quelli in cui ogni computer diventa un nodo della rete alla pari con gli altri senza nodi centrali. Ogni utente di Bitcoin è connesso con tutti gli altri e detiene una copia di una sorta di libro mastro – cioè un documento in cui sono contenuti tutti i conti di un sistema contabile – chiamato blockchain (catena di blocchi). Nel blockchain sono registrate tutte le transazioni di tutti gli utenti di sempre, da quando sono nati i Bitcoin.

      Questo meccanismo è alla base della soluzione di Nakamoto al problema di verificare che le transazioni economiche online, senza autorità centrali a controllarle, siano regolari: e quindi che i destinatari dei pagamenti non imbroglino i mittenti, o che gli utenti non paghino con soldi che in realtà non possiedono. È la blockchain a fare quello che normalmente fa una banca: rimuovere dal conto dell’utente che spende i soldi la quantità giusta di denaro, e assicurarsi che non possa spendere più soldi di quanti ne possiede.

      Nel sistema Bitcoin, tutti gli utenti verificano tutte le transazioni: quando c’è un trasferimento di bitcoin, a tutti i dispositivi collegati viene sottoposto un problema crittografico che richiede un enorme numero di prove per essere risolto. Non serve che tutti i computer lo confermino: quello che per primo trova una soluzione al problema emette un avviso per gli altri.

      Più o meno sei volte all’ora viene creato un nuovo “blocco” di transazioni confermate, che viene aggiunto alla blockchain generale. Una transazione su Bitcoin, quindi, è registrata soltanto quando è effettivamente avvenuta, ed è registrata nell’unico posto che tiene il conto di quanti bitcoin esistono e a chi appartengono. In questo modo si impedisce che gli utenti possano spendere più volte gli stessi bitcoin, perché il fatto che siano già stati spesi è registrato sulla blockchain in possesso di chiunque usi Bitcoin. Imbrogliare questo sistema falsificando bitcoin è molto complicato, praticamente impossibile.

      Tutte queste operazioni avvengono “all’oscuro” delle persone davanti al computer: è un calcolo che il programma fa autonomamente seguendo input casuali generati dal protocollo. I proprietari di bitcoin sono anonimi, e identificati soltanto da un codice. Ogni transazione è identificata da una chiave pubblica, che identifica il ricevente e che è usata da tutti i dispositivi del sistema per verificare l’operazione, e da una chiave privata, che serve agli utenti coinvolti ad autorizzare la transazione. Se si perde la chiave privata, si perdono i soldi: è successo, anche con somme da milioni di dollari. Se non è praticamente possibile falsificare bitcoin, è possibile rubarli: è capitato in passato, ma ora sembra sia tutto molto più sicuro.

      L’estrazione
      Il sistema Bitcoin distribuisce nuova valuta – nuovi bitcoin – tra gli utenti che con i loro dispositivi contribuiscono ai calcoli necessari a confermare le transazioni, e quindi a mantenere la valuta attiva e sicura. Quando c’è una nuova transazione, questi utenti – detti miners, estrattori – provano a risolvere il problema crittografico, trovando quell’unico numero in grado di confermarlo e di aggiungere la transazione alla blockchain. Il primo che risolve il problema invia la soluzione agli altri nodi della rete, che la confermano: a quel punto riceve il premio in bitcoin. Più un utente contribuisce al sistema in termini di potenza di calcolo, più è probabile che riceva in cambio bitcoin.

      L’evoluzione e l’ingrandimento del sistema Bitcoin ha fatto sì che oggi partecipare attivamente alle operazioni che confermano le transazioni richieda una grandissima potenza di calcolo, che non può essere fornita da normali computer, come succedeva all’inizio della valuta. Per questo, esistono centri specializzati: sono grandi capannoni in cui ci sono migliaia di computer, raffreddati da imponenti impianti di ventilazione.

      Questo processo è chiamato estrazione, o mining, e recentemente si è iniziato a discutere del suo impatto ambientale. Questi centri infatti consumano una grande quantità di energia: in totale attualmente i processi di estrazione consumano annualmente più energia di interi stati di piccole dimensioni, tipo l’Irlanda, e circa lo 0,8 per cento dell’energia consumata negli Stati Uniti.

  4. LEGGO NELLA STAMPA:
    Rifiuti da Roma a Parma ? Pizzarotti: “Inefficienti chiedono sostegno…”

    PRIMA L’ASSURDA DEMAGOGIA DEI GRILLINI CHIUDONO GLI IMPIANTI DI TERMOVALORIZZAZIONE, ora, che hanno i rifiuti in strada, chiedono aiuto…

    RIDICOLI QUESTI 5 STELLE

  5. PERCHE’ LE BANCHE FALLIRANNO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! daLIBERO

    Lo scenario imminente
    Luigi Bisignani: “Il giorno in cui salteranno le nostre banche”. Stato vampiro e suicida: i tuoi risparmi? Polverizzati

    24 Dicembre 2017

    Luigi Bisignani: “Il giorno in cui salteranno le nostre banche”. Stato vampiro e suicida: i tuoi risparmi? Polverizzati

    Emerge una verità desolante alla fine dei lavori della commissione sulla banche presieduta da Pier Ferdinando Casini. È Luigi Bisignani sul Tempo a svelare il grande non detto, cioè che per tutto il tempo i commissari si sono impegnati tantissimo alla ricerca di dettagli pruriginosi sulle vicende che hanno riguardato Maria Elena Boschi, ignorando una notizia importantissima svelata dal governatore della Banca d’Italia che riguarda proprio il sistema bancario nazionale.

    Per approfondire leggi anche: Il retroscena, Bisignani svela il governo M5S: “Ma senza Di Maio”

    Chi se n’è accorto è invece l’Abi, cioè i banchieri italiani che sono “già nel panico – scrive Bisignani – perché già sa che è sulle banche che ricadrà la colpa della mancata revisione. Se non ci saranno modifiche entro giugno – rivela – scatterà un nuovo obbligo di patrimonializzazione per le banche, dal nome impronunciabile ‘Mrel’, che assorbirà tutte le risorse bloccando il credito a famiglie e imprese e strozzando, quindi, l’economia”. Lo scenario peggiora per gli istituti più in difficoltà, visto che potrebbero essere costrretti a “vendere alla clientela prodotti ad alto rischio, come fatto dalle quattro banche fallite e non solo da loro nel 2015”.

    Per approfondire leggi anche: Bomba in Vaticano, la coltellata di Bergoglio a Ratzinger

    I risparmiatori sono sempre più sfiduciati nei confronti del sistema bancario, lo dimostrano secondo Bisignani il grande successo delle criptovalute. Un tempo il sistema bancario italiano era ritenuto solido, “finché non sono cambiate le regole Ue – ricorda Bisignani – davanti alle quali un governo serio si sarebbe magari opposto, se Mario Draghi non ci avesse costretti ad essere più realisti del re. La commissione Casini poteva recuperare in extremis e passare alla storia per aver salvato davvero le banche, a costo zero. Invece a pagare ancora una volta l’insipienza dei politici saranno i risparmiatori. E non ci sarà Babbo Nataloe a consolarli”.

      • Socci: Prodi, il mostro che ha affondato l’Italia. Ci ha rovinato, eppure… la vergogna più grande…..25 Dicembre 2017 su Libero web

        Socci: Prodi, il mostro che ha affondato l’Italia. Ci ha rovinato, eppure… la vergogna più grande

        Invece di celebrare, a Natale, la nascita del Salvatore, da Bruxelles – spodestando il Bambinello – hanno infilato nel presepe una vecchia conoscenza, un borbottante dottor Balanzone, e presentano lui come il salvatore dell’ Europa e dell’ Italia: Romano Prodi. Ieri sulla prima pagina della Stampa veniva lanciato con toni messianici: «”Salviamo l’ Europa”, il piano di Prodi». La seconda pagina riportava le sue ricette «salvifiche» e la terza pagina una surreale intervista allo stesso Prodi che davvero si immedesima nei panni del salvatore: «Questo piano è una prova d’ amore» Non fa autocritiche. Critica solo l’ attuale establishment europeo per «gli orrendi errori fatti negli anni della crisi» che hanno trasformato l’ euro «in fonte di nuove divisioni e disuguaglianze». Ma, per Prodi, l’ euro in sé non si tocca, è il Bene assoluto. Certo, «Bruxelles porta grandi responsabilità», ma, a sentire lui, «la rovina» dell’ Europa non sono coloro che hanno voluto e gestito questa Unione Europea, con i risultati disastrosi che sappiamo: «I populisti sono la rovina». Quali populisti, perché e come non lo spiega. Sventola una vaga e tenebrosa Spectre per spaventare il popolino, ma non fornisce ragioni.

        Per approfondire leggi anche: Retroscena da brividi, se il Pd e Renzi perdono le elezioni? Torna Prodi

        Prodi, che è uno degli apprendisti stregoni che hanno voluto e guidato questa Unione e ci hanno portato nella situazione che sappiamo, tira fuori un’ altra minaccia iettatoria: «Senza un aggancio all’ Europa noi scompariamo dalla faccia della terra» (nientemeno), come se dovessero sganciare sulla penisola cento bombe nucleari (la Gran Bretagna è uscita dalla Ue e non risulta che sia scomparsa dalla faccia della terra).

        Poi ripete la sua solita solfa di sempre: «L’ euro è il nostro futuro». Una battuta propagandistica che vent’ anni fa poteva ancora incantare, ma che ripetuta oggi – mentre l’ euro è il devastante passato e il tragico presente – rasenta il teatro dell’ assurdo.

        SISTEMA PERVERSO
        Proprio in queste ore è uscita anche un’ analisi dell’ ufficio studi della Cgia da cui emerge che in Italia la crescita economica, nella media annua, negli ultimi 17 anni, è sostanzialmente zero (lo 0,15 per cento).
        Un Paese bloccato. La produzione industriale rispetto al 2000 è crollata di 19,1 punti percentuali. Peggio di tutti in Europa. Il disastro è cominciato proprio da quando è entrata in circolazione la moneta unica, l’ euro, e non si tratta affatto di un caso.
        Altri dati interessanti di questo rapporto: rispetto al 2007 (la vigilia della crisi) l’ Italia è ancora sotto di 5,4 punti percentuali di Pil e gli investimenti sono crollati del 24,3 per cento.

        Inoltre nell’ anno in corso la spesa della Pubblica amministrazione è inferiore dell’ 1,7 per cento rispetto a dieci anni fa. Ma è anche cresciuto (e non di poco) il nostro debito pubblico. Questo è il meccanismo perverso in cui ci troviamo e che non si vuole capire e affrontare.

        Come ha spiegato tempo fa, sul Sole 24 Ore, il professor Marco Fortis, «nonostante la sua \ fama di economia di sprechi, molto indebitata e poco osservante degli impegni, in realtà il nostro Paese ha una spesa pubblica al netto degli interessi che in termini reali è rimasta quasi invariata tra il 2005 e il 2015 (una delle migliori performance tra i Paesi avanzati). Inoltre» aggiungeva Fortis «l’ Italia è uno dei Paesi più disciplinati nel rispettare le regole europee di finanza pubblica. Ad esempio, durante questi ultimi anni di crisi, già dal 2012, cioè ben prima di altri Paesi, il nostro deficit/Pil rispetta la regola del 3 per cento.

        Nel lungo periodo, poi, sin dal 1992, l’ Italia è sempre stata in avanzo statale primario con la sola eccezione del 2009: un record assoluto a livello mondiale. E, come sottolinea il citato documento del Mef \, nel periodo 2009-2015 l’ avanzo statale primario dell’ Italia è stato mediamente il più alto nella Ue».

        Per approfondire leggi anche: Prodi, la verità sul golpe del 2011: perché e chi ha fatto cadere Berlusconi

        Ciò significa due cose: 1) che è falsa la diagnosi – ripetuta in ambiente eurotedesco (e poi dai nostri giornali) – secondo cui il nostro disastro deriverebbe dal fatto che noi saremmo un Paese di spreconi indisciplinati: al contrario siamo i più virtuosi; 2) è sbagliata la prognosi secondo cui con i sacrifici lacrime e sangue risaniamo il nostro Paese: è accaduto l’ esatto contrario; nonostante anni di sacrifici («ce lo chiede l’ Europa»), cioè di massacro sociale e di virtuosa gestione dei conti pubblici, il Paese è sempre più indebitato e l’ economia sempre più al collasso. E il baratro col resto d’ Europa si allarga. La spiegazione è semplice: quella che viene presentata come la cura, in realtà è la causa della malattia. Noi continuiamo ad assumere un veleno pensando che sia la medicina.

        Il professor Alberto Bagnai – nei suoi studi – ha spiegato perfettamente perché il meccanismo dell’ euro porta a queste inevitabili conseguenze (aggravate dai Trattati europei e dal rigore eurotedesco): «I Soloni che disquisiscono della neutralità dell’ euro» ha scritto Bagnai «dovrebbero spiegarci bene come mai prima dell’ adozione di questa valuta noi tenevamo testa ai nostri concorrenti. La teoria economica una spiegazione la dà. Se il cambio riflette i fondamentali, quello di una valuta comune riflette la media dei fondamentali di Paesi forti e deboli. Come tale, il valore risultante non è di equilibrio per nessuno: è forte per i deboli (ostacolandoli) e debole per i forti (attribuendo loro un ingiusto vantaggio). In virtù di questa ovvia caratteristica» conclude Bagnai «la valuta unica agisce come un cuneo che si insinua fra Paesi forti e deboli, divaricandone sempre più le prestazioni. Lo abbiamo visto per la produzione industriale, e naturalmente la stessa cosa vale per le esportazioni».

        L’ ALTRA VERITÀ
        In effetti va ribaltata anche la narrazione dominante sull’ ingresso nell’ euro di cui Prodi fu un protagonista. Tino Oldani tempo fa su Italia Oggi ha ricostruito cosa e perché accadde: «Il discapito maggiore lo ha avuto l’ Italia. Prima dell’ introduzione dell’ euro, la svalutazione competitiva era una specialità della lira. Con l’ ingresso nell’ euro tutto ciò è diventato impossibile, e i nostri esportatori ne hanno avuto solo svantaggi. I governanti di allora, Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi, agirono» dice Oldani «con un misto di faciloneria e di europeismo retorico, e non si accorsero che a pretendere da Helmut Kohl l’ ingresso dell’ Italia nella moneta, anche se i nostri conti non erano a posto, fu una richiesta esplicita degli industriali tedeschi. Ne ha dato conferma l’ ex presidente della Confindustria tedesca, Hans-Olaf Henkel, in un’ intervista nel 2011 a l’ Espresso: “L’ Italia era per noi tedeschi un concorrente formidabile perché i vostri politici avevano libertà di svalutare la lira. I prodotti del made in Italy risultavano imbattibili. L’ euro ha legato le mani alla vostra economia, e da allora l’ Italia sprofonda nei debiti. Siete la vera bomba a orologeria per l’ Ue”».

        Dunque di «salvatori» come Prodi è bene fare a meno. Meglio cambiare strada: è anzitutto recuperando la sovranità monetaria che si salva l’ Italia.

        • FINALMENTE QUALCHE GIORNALISTA SI STA SVEGLIANDO dal lavaggio del cervello dei servi all’euro e servi all’europa cinica, monetaria, nazista

  6. I NOSTRI GOVERNANTI nel mentre lasciano alla fame milioni di italiani, vanno a prendere ulteriori immigrati in Africa, perfino in aereo….SCELLERATI …. MA QUANDO VEDREMO IL POPOLO SVEGLIARSI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Per la prima volta arrivano in Italia 162 richiedenti asilo da Tripoli

    Sono partiti da Tripoli a bordo di due aerei dell’aeronautica militare italiana e sono arrivati in Italia, all’aeroporto militare di Pratica di mare il 22 dicembre, dopo ore di attesa. Si tratta di 162 richiedenti asilo che l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha individuato nei centri di detenzione intorno a Tripoli: hanno tutti i requisiti per chiedere la protezione internazionale in Italia e fanno parte del piano di evacuazione lanciato a fine novembre al vertice tra l’Unione europea e l’Unione africana ad Abidjan, in Costa d’Avorio.

  7. Perché la disoccupazione, la povertà dilaga ed il reddito dei cittadini è sempre meno??? Siamo oramai a 8 banche fallite (ma altre purtroppo seguiranno), banche salvate in extremis con circa 1 milione di italiani spennati o a grave rischio di perdita dei loro, NOSTRI, risparmi. Contrariamente a quanto l’art. 47 della Costituzione prescrive a difesa del Risparmio degli Italiani.
    A nostro parere i motivi sono:

    1° – Se l’ECONOMIA LANGUE, se le IMPRESE vengono vessate da tasse, balzelli e burocrazia e quindi FALLISCONO, con il fallimento del 30% delle IMPRESE falliscono le BANCHE che hanno prestato i soldi alle IMPRESE;

    • la colpa della crisi e’ essenzialmente dei governanti che hanno incrementato le tasse ed i balzelli facendo fallire le imprese e le attività professionali e commerciali provocando un effetto domino sulle banche che stanno soffrendo o morendo

    • LA MISERIA E DISPERAZIONE DIFFUSA FRA I CITTADINI è stata provocata cinicamente dai governanti che hanno sempre pensato al loro benessere e non a rilanciare il lavoro ed il reddito delle classi più povere

  8. DA LIBERO QUOTIDIANO

    Il guru dell’economia: “Sì, l’Italia può uscire dall’euro”. E svela la grande menzogna: “Cosa accadrà, davvero”

    Il guru dell’economia: “Sì, l’Italia può uscire dall’euro”. E svela la grande menzogna: “Cosa accadrà, davvero”

    Luigi Di Maio lo ha detto chiaro e tondo che davanti a un referendum per uscire dall’euro, lui voterebbe per uscire. Il grillino ha incassato un’ondata di insulti e sfottò, anche dalla Lega che di sicuro non è tra le forze politiche più affezionate alla moneta unica europea. In soccorso del candidato premier però è intervenuto l’economista Marcello Minenna, da più parti considerato il candidato in pectore per il ministero dell’Economia di un possibile governo grillino.

    In un’intervista alla Stampa, Minenna ha spiegato che abbandonare l’euro è “tecnicamente possibile, ma non è una passeggiata, bisogna valutare i pro e i contro. Nel 2011, se avessimo avuto un piano B, sarebbe stato meno costoso di oggi. Da allora sono state firmate una serie di regole per nazionalizzare i rischi delle nostre banche e del nostro debito pubblico, per cui oggi un’uscita sarebbe assai più onerosa rispetto al 2011”.

    Leggi anche: L’allarme, perché così l’Italia si impicca

    Certo Minenna non nasconde tutti i problemi che potrebbe insorgere: “È una cosa che ha delle complessità, infrastrutturali, innanzitutto. Noi oggi siamo in un sistema di pagamenti transfrontaliero interbancario, saremmo costretti a uscirne. Ci sarebbero dei problemi, non solo di gestione del debito pubblico, dei debiti privati, della nostra bilancia commerciale, ma anche legati alle infrastrutture operative. Non è solo questione di stampare nuove lire”.

    Non mancano i dubbi dell’economista grillino sugli eventuali debiti da saldare. E poi un effetto immediato: “Avremmo una serie di effetti collaterali, alcuni dei quali imprevedibili. Tornando alla lira ritroveremmo una moneta svalutata rispetto alle principali valute di riserva e questo potrebbe ripercuotersi sull’inflazione”. Uno scenario non così scontato secondo Minenna: “Come nel Regno Unito post referendum. La stima si può fare sui credit spread: avremmo una svalutazione del 30%, forse anche con un overshooting del 50. Ma in questi anni perché nessuno ha mai fatto delle proposte alternative a Schaeuble-Weidmann? Perché non ci facciamo bocciare qualche proposta dalla Germania, per esempio la mia proposta di risk sharing sui debiti pubblici, da realizzare secondo criteri di mercato?”

  9. PROFETICO QUELLO CHE DICE MASSIMO COLOMBAN

    “Lo Stato deve fare bene il regolatore e controllore e non, male, l’imprenditore”. Ha strumenti e leggi per evitare che i servizi pubblici diventino monopolio di gruppi o persone, evitando comunque rendite parassitarie, di posizione, a danno dei cittadini. Nell’economia, nell’imprenditoria e nel lavoro, il Movimento dovrà essere più attento alla produzione di risorse più che alla loro distribuzione ed al “mantra”: “tutto pubblico”. A mio parere il Movimento deve cercare di non perdere una grande occasione, quella di evolvere da Movimento idealista di protesta ad un “Movimento in difesa dei Produttori e Risparmiatori” (in difesa di tutti quelli che producono: imprenditori, lavoratori, professionisti e che come le formiche risparmiano). La vera rinascita dell’Italia potrà avvenire solo partendo da qui, da un Movimento dei Produttori e Risparmiatori che faccia valere in Parlamento le ragioni dei milioni di lavoratori onesti (del privato come del pubblico) e degli imprenditori, non dei “prenditori” e “predatori”. Il Movimento deve rappresentare e difendere le ragioni dei professionisti, delle partite IVA e di tutti quelli che ogni mattina si alzano e celebrano l’art.1 della Costituzione italiana, bistrattati da una tassazione vessatoria ed insostenibile. L’Italia può e deve risorgere solo partendo da qui.”

  10. leggiamo e riprendiamo dal web “Blasting News – Economia del 13/12/2017):

    L’Italia è il Paese più povero d’Europa, sconvolgenti i dati Eurostat
    Video
    Aumentano i poveri in Italia. Secondo i dati Eurostat crescono anche i nuovi poveri assoluti.
    Maria Cannavacciuolo Lupoalato Autore dalla news
    (Curata da M. Ribechini)

    Oltre 10,5 milioni di cittadini italiani vivono sotto la soglia di povertà. A Roma, capitale italiana, esiste il numero più alto di poveri assoluti. Le persone indigenti che non si possono permettere una vita dignitosa sono triplicate negli ultimi 10 anni. Nessuna possibilità di riuscire a sostenere nemmeno i bisogni primari come riuscire a pagare l’affitto di casa oppure avere due pasti al giorno. Preoccupanti i dati lanciati dall’Eurostat che mettono in evidenza il problema povertà.

    L’Italia su oltre 60 milioni di abitanti, ha oltre 10 milioni di poveri, i quali hanno difficoltà a sostenere qualsiasi spesa primaria. La maggior parte è concentrata a Roma dove si ha un tasso di circa il 14% della popolazione indigente.

    Poveri assoluti

    I dati ufficiali, dell’Eurostat, erano stati anticipati dai dati Istat che hanno classificato la voce “povero assoluto”, cioè colui che non ha nemmeno la possibilità di permettersi un pasto ogni due giorni. Nel 2006, la percentuale stimata, era molto inferiore e il dato è triplicato negli ultimi anni. Secondo il rappresentante dell’Istat, che ha messo in evidenza il problema, si teme per il futuro. I dati mettono in evidenza anche l’età delle persone indigenti che varia dai 30 ai 50 anni. La fuga dei giovanissimi italiani verso le nazioni estere è divenuto un problema che rende palese la difficoltà di trovare lavoro in Italia. L’Europa valuta lo stato di “deprivazione” che l’Italia ha portato ai suoi cittadini. Vi sarebbero anche troppe tasse che tendono a privare, anche le famiglie con bambini e anziani, dei beni di prima necessità e questo ha portato un aumento dei poveri notevole.

    Crisi finanziaria oppure tasse esagerate?

    Il dato della povertà triplicata in dieci anni è aumentata, in modo esponenziale, durante e dopo la crisi finanziaria, globale, che ha colpito nel 2007 e 2008. I poveri relativi sono aumentati e l’incremento, attualmente in aumento, dei posti di lavoro liberi non vanno a mirare sulla classe di poveri aumentata. Le misure prese, per cercare di eliminare il problema, si concentra su persone al di sotto dei 30 anni, ma per coloro di un’età dai 30 ai 50 non sono state prese misure adatte da parte del Governo.

    Il nuovo reddito di inclusione, cioè l’assegno variabile tra i 187 ai 485 euro diretto ai nuclei in difficoltà, [VIDEO] ha riscontrato un boom di richieste mettendo in evidenza che i poveri assoluti sono troppi. I finanziamenti attualmente stabiliti potrebbero non essere sufficienti e quindi la domanda è: cosa si farà nel 2018 per diminuire il numero di persone che appartengono a questo tipo di nuova classe sociale? #povertà #reddito di inclusione #Lavoro giovani

  11. I PRESTITI E LE SOFFERENZE, O PERDITE, DELLE BANCHE. leggiamo dai giornali……Sorgenia di Carlo De Benedetti aveva debiti per quasi due miliardi con le banche. Con la sola banca Monte dei Paschi di Siena precisamente 665 milioni. Nel 2013 la Cir di De Benedetti ha cominciato ad uscire dalla società e la banca Monte dei Pacchi di Siena è ancora lì che aspetta di ricevere indietro i soldi. Nel frattempo il Tesoro cioè Pier Carlo Padoan, con i soldi pubblici di tutti noi, ha ripianato le perdite ….. CERTO CHE DI PUFFI IN GIRO CE NE SONO MOLTI

    • LEGGETE IN QUESTO BLOG “perchè la banche falliscono” … oltre ai prestiti, o rapine agli amici degli amci, ci sono una serie di VIZI nei governanti ed organi di controllo che permettono a questi farabutti di rubare e di arrichirsi
      MA IL POPOLO QUANDO E’ CHE SI SVEGLIERA’

  12. dopo la Brexit SUBIREMO IL DOMINIO SENZA CUORE DELLA GERMANIA

    “La Brexit ha ristabilito l’ordine naturale delle cose. La Gran Bretagna è un Paese transatlantico, non ha niente a che vedere con l’Europa”. Secondo il professor Giulio Sapelli, docente di Storia economica all’Università degli Studi di Milano, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea apre scenari preoccupanti non tanto per la perdita di un membro tra i più importanti dell’Ue, ma per come, adesso, sarà gestito il ribilanciamento dei rapporti interni tra i Paesi membri. “Adesso – dice a Ilfattoquotidiano.it – subiremo il dominio senza cuore della Germania”.

  13. L’ITALIA SVENDUTA E DEPREDATA, ma quando si accorgeranno gli italiani che sono quotidianamente spogliati e venduti per pochi euro????

    Le maggiori società italiane sono state arraffate da Francia e Germania, la politica deviata ed imposta ha gettato il nostro Paese nella miseria , politiche sc………….. di soggetti mai scelti nè votati ci hanno fatto invadere ad esempio il territorio, ……………….. Chi ci risarcisce? Chi ne risponde? Non si tratta solo di reati ma di responsabilità gravi politiche di cui i responsabili devono essere chiamati personalmente ed economicamente a rispondere.

  14. Prof in Francia: “Scappate dall’Italia, dove i politici hanno distrutto tre generazioni di giovani”

    Cervelli in fuga, dal Fatto Quotidiano di Elisa Murgese | 10 dicembre 2017

    Nel 2012 Battista Liserre è partito da Cosenza per fare un dottorato a Marsiglia e non è più tornato. E adesso insegna civilizzazione italiana al campus dell’Essca e all’università di Aix-Marseille. “In Italia a 30 anni sei considerato un ragazzino. Qui, a quell’età, si ricoprono ruoli di grande responsabilità”

    “Non è facile lasciare tutto e ricominciare. Purtroppo non abbiamo deciso noi di partire, ma è l’Italia a non fare nulla per trattenerci

  15. COMMENTO DA LEGGERE, secondo me (meditate gente meditate!)
    Antonio Socci: le dodici balle spacciate dai cretini della sinistra

    Da Libero web del10 Dicembre 2017

    I media, in gran parte Giornale Unico del conformismo nazionale, sintonizzati sulle frequenze del Pd, hanno creduto e hanno fatto credere (per dirne solo alcune degli ultimi anni): che l’ euro sarebbe stato il migliore dei mondi possibili e che – rinunciando alla sovranità monetaria – saremmo vissuti in un’ Europa dove scorre latte e miele; che era doveroso andare a fare la guerra in Libia e il caos lì scatenato – da Francia, Inghilterra e Stati Uniti – sarebbe stato salutare; che lo spread del 2011 era di colpo salito alle stelle a causa del bunga bunga; che Monti e la Fornero hanno salvato l’ Italia; che con i nostri soldi (tanti) hanno salvato la Grecia (ma chissà perché a gioire sono state le banche tedesche e francesi) e che la Grecia ora scoppia di salute; che l’ eurocrazia di Bruxelles pretende il nostro dissanguamento, ma lo fa per il nostro bene, per farci diventare più civili; che la Germania la fa da padrona in Europa e ci mette i piedi in testa, ma solo perché loro sono nobili e generosi europeisti; che l’ Italia è oggi in piena ripresa economica anche se non ce ne accorgiamo e anche se la povertà sta aumentando; che per colpa di Trump moriremo tutti di caldo a causa del riscaldamento globale per cause umane, anche se quest’ anno la neve è arrivata a novembre e da decenni la temperatura media è stabile.

    E poi, ancora, hanno creduto (e fatto credere): che sbaraccare le frontiere per far entrare centinaia di migliaia di migranti è una botta di vita e di salute per l’ Italia e che è razzista chi si oppone; che è giustissimo spendere circa 4,6 miliardi di euro (nostri) per accogliere migliaia di stranieri nello stesso anno in cui si tocca il fondo delle nascite in Italia, arrivando al dato minimo da 500 anni a questa parte, perché i nostri giovani non hanno lavoro e soldi per mettere su famiglia (e il governo riduce al lumicino il bonus bebè)

    E ancora media e politici del “pensiero unico” hanno creduto e fatto credere che lo spezzettamento secessionistico dei paesi dell’ Est era democratico, mentre l’ uscita della Gran Bretagna dalla Ue era un pericoloso rigurgito di nazionalismo; che la Brexit sarebbe stata bocciata nel referendum; che altrimenti la Gran Bretagna sarebbe sprofondata nel Terzo Mondo; che alle presidenziali americane avrebbe vinto la Clinton; che gli Stati Uniti – se mai avesse vinto Trump – sarebbero implosi il giorno dopo; che la Clinton era la candidata della sinistra e della pace; che la Merkel e Macron sono progressisti di sinistra; che se avesse vinto il no al referendum renziano del 4 dicembre 2016 lo spread sarebbe esploso, ci sarebbe stata una fuga di capitali, il Pil sarebbe sprofondato, si sarebbero persi migliaia di posti di lavoro, un mare di investimenti e – forse – saremmo stati commissariati dalla Troika.

    E poi hanno creduto (e fatto credere): che se Trump ha vinto la Casa Bianca, se la Brexit è passata e la riforma costituzionale di Renzi è stata bocciata, è tutta colpa dei post dei “figli di Putin” su Facebook (ma chi li ha visti?), da cui gli elettori allocchi si sarebbero fatti abbindolare nonostante che la quasi totalità dei media fosse schierata accanitamente contro Trump, contro la Brexit e a favore delle riforme renziane

    In particolare per l’ Italia tutti, per la verità, ricordavamo le pesantissime ed esplicite interferenze nella campagna referendaria del 4 dicembre 2016 dell’ amministrazione Obama, della Ue e della stampa internazionale, ma il fatto che nessuno invece si sia accorto delle diaboliche interferenze della Spectre russa è considerato un segno della loro pericolosa insidia

    IL TERRORE Infine, negli ultimissimi giorni, credono (e fanno credere) che sia in corso un pericolosissimo attacco fascista che sta seminando il terrore in tutta Italia, tanto che ieri Repubblica titolava in prima pagina: «Fascisti, un italiano su due ha paura». È un’ emergenza davvero eccezionale: se andate al supermercato o alla fermata del tram la gente non parla d’ altro che della minaccia fascista. Prendi la metropolitana e vedi tutti guardinghi e tesi, pronti a scappare per sottrarsi al pericolo nero. Va pure detto che in questo caso la «paura» (sdoganata dal titolo di Repubblica) è diventata di colpo un sentimento positivo, democratico, europeista e politically correct. Nel caso invece in cui la «paura» sia verso i tanti immigrati che sono arrivati fra noi e – in diversi casi – delinquono, allora no, è xenofobia e razzismo (infatti pure Bergoglio per l’ Immacolata ha fustigato tale «paura dello straniero»).

    Dopo aver creduto e fatto credere tutto ciò (e anche altro su cui qui, per mancanza di spazio, sorvoliamo) questi stessi media (e politici) ci avvertono, allarmatissimi, che c’ è il terribile pericolo delle fake news, ovvero della balle (quali?) da cui gli italiani si farebbero raggirare. Balle da cui, però, ci difendono loro con la loro occhiuta vigilanza antifascista ed europeista.
    Balle da cui le autorità devono proteggerci imbavagliando la rete, quindi limitando la nostra libertà, ma sempre per il nostro bene, ovviamente. Balle che una qualche famigerata Spectre sotterranea sta diffondendo per danneggiare il Pd e il governo. Cosa peraltro del tutto inutile, soldi sprecati (se eventualmente qualcuno li spende) perché il Pd e il governo riescono benissimo a danneggiarsi da soli. Basta lasciarli lavorare

    Ma anche in questo caso c’ è un contrordine compagni: fino a ieri la paranoia complottista era fustigata come demenziale (le scie chimiche eccetera) e «di destra», oggi è sdoganata come democratica, europeista e antifascista. Oggi si può e anzi si deve credere al grande complotto putiniano per avvantaggiare Grillini e Lega e danneggiare l’ Europa, Renzi e il Pd. «Gomblotto! Gomblotto!». Peccato che sia difficile trovare tracce del «gomblottone». Ieri, per esempio, sui social – il luogo delle pericolose interferenze putiniane – dilagavano le polemiche e le ironie sul brutto albero di Natale che l’ amministrazione della Raggi ha allestito a Roma davanti all’ Altare della patria. Volendo credere ai complotti verrebbe da pensare che qualcuno parla tanto di «Spelacchio» (così è stato soprannominato l’ abete sfigato) come arma di distrazione di massa, cioè per deviare l’ attenzione dai dati sulla povertà in Italia, che vanno sempre peggio (è un «successo» piddino). O per non parlare delle brutte figure internazionali che il nostro governo rimedia. Ma allora non è Putin che manovra i social. Come si spiega?

    GUERRA SUI SOCIAL – Se davvero le forze oscure del putinismo dominano i social ci si deve aspettare che corrano subito in soccorso della Raggi, spedendo, dalla Siberia, un immenso abete alto 50 metri. Ma per ora nulla di nulla. Neanche una bottiglia di vodka o un colbacco

    Tuttavia bisogna stare in guardia. A leggere i giornali Mosca sobilla, trama e fomenta con messaggi diabolici contro il governo e l’ Europa. Tutte le cattiverie che si dicono sul conto del governo e dell’ Europa sono «fake news» sospette di putinismo
    Certo, poi c’ è pure chi manda al diavolo queste baggianate, spernacchia le presunte fake news e continua a criticare. Anche a sinistra. Come il sindacalista Giorgio Cremaschi che ieri su Twitter commentava: «La Gran Bretagna pagherà circa 50 miliardi rateizzati in molti anni per uscire dalla Ue e Fiscal Compact; l’ Italia pagherà 50 miliardi l’ anno per restarci e continuare il massacro sociale». Una fake news o piuttosto una delle news che non vengono fatte circolare? La risposta giusta è la seconda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *