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Proposta di legge: malcostume, casta e corruzione

La casta e i privilegi di pochi si possono eliminare con alcune leggi, chiare e prive di ambiguità. Leggi che facciano emergere la buona politica e i politici corretti e che impediscano a furbi e corrotti di derogare. Leggi che garantiscano incentivi e depenalizzazioni a chi denuncia illeciti e disincentivino, attraverso pene pecuniarie e penali, chi, operando nel pubblico, non operi con diligenza, celerità e spirito di servizio a favore dei cittadini.

La corruzione in una parte del sistema pubblico (enti, partiti, amministrazione) è vile, immorale, ingiusta e ha portato i cittadini a vedere nell’apparato pubblico un nemico disonesto e vessatore, che rallenta le pratiche al fine di ricattare e ottenere benefici personali o, peggio ancora, obbliga le imprese a versare tangenti a dirigenti e politici per poter lavorare. I corrotti e disonesti nella politica e nell’amministrazione pubblica stanno danneggiando soprattutto le persone corrette ed oneste, anche della politica e della pubblica amministrazione, che vengono accomunati purtroppo a questi, ma che dovrebbero essere con noi in questa opera di ristrutturazione e modernizzazione.

 

Proposta di legge per eliminare totalmente la corruzione

Amministratori e dipendenti pubblici sono tenuti a mantenere un’etica cristallina (integrità). Come gestori del nostro denaro, non possono assolutamente tradire il rapporto di fiducia con il cittadino. Se lo fanno, sono da considerarsi doppiamente disonesti. Uno Stato desideroso di ristabilire un clima di fiducia e rispetto reciproco con i propri cittadini e i propri azionisti deve essere inflessibile con ladri e delinquenti che operano nel pubblico e nel privato, siano essi semplici dipendenti, dirigenti o politici di qualsiasi livello. Per eliminare la piaga che, secondo diverse fonti autorevoli, è stimata fra i 70 e 100 miliardi all’anno, basta una legge chiara, che non si presti a interpretazioni distorte, chi ruba, incentiva la corruttela (concussione) o vi si presta, e crea danno allo Stato deve:

– restituire una cifra doppia sull’ammontare ricevuto illecitamente,

– avere interdizione perpetua dai pubblici uffici, senza più possibilità nella propria vita di lavorare o operare (nemmeno come lobbista, portaborse o altre relazioni) con lo Stato, i partiti e qualsiasi ente o ditta che abbiano una partecipazione pubblica anche minima o che usufruiscano di contributi pubblici per oltre il 10/30% del proprio fatturato. Le vittime di vessazioni, e chi viene coinvolto nel pagamento di tangenti, riceveranno il 100% della somma pagata con un interesse annuo di almeno 5 volte il tasso di sconto (o con congruo interesse di ristorno). Questo per invogliare i cittadini a denunciare le pressioni ricevute, oltre che per restituire il maltolto a persone e imprese vessate. Queste ultime inoltre dovranno essere manlevate da penali o condanne nell’opera di denuncia dei reati.

Proposta di legge per eliminare le mafie 

Utilizziamo il termine mafie al plurale poiché le mafie non sono solo quelle organizzazioni criminali “che sparano”, ma tutte quelle associazioni che in omertà pianificano o mettono in atto attività illecite all’interno del nostro Stato, anche quelle che operano con corruzione, vessazione e ricatti politici.

Per ridurre e, in proiezione, cancellare le mafie serve una legge chiara sul possesso di patrimoni, come quelle oggi vigenti in molti stati federali: chiunque abbia dei patrimoni (immobili, mobili o denaro) deve dimostrarne la provenienza, con quali attività lecite (sulle quali ha pagato le tasse) questi siano stati ottenuti. Quello che non è dimostrabile è da considerarsi presumibilmente di provenienza illecita e quindi deve essere o condonato o sequestrato se provento di attività illecita (e/o si presume mafiosa) o comunque di provenienza non regolare.

Su questi beni “irregolari” il possessore dovrà pagare una tassazione che sarà dal 10 al 30%  del loro valore. Una legge così fatta non solo ridurrebbe drasticamente l’illecito e le mafie, ma creerebbe un importante flusso di entrate (parecchie decine di miliardi di euro/anno) allo Stato. In supporto a questa legge, andranno conclusi accordi di reciprocità d’informazione, fiscali, monetari e patrimoniali con tutti gli stati rifugio (es. Svizzera, paradisi fiscali, ecc.), scoraggiando e impedendo la fuga all’estero di capitali e patrimoni illecitamente creati o comunque tassandoli equamente se giacenti all’estero.

La giustizia deve operare con celerità (vedi proposte sulla giustizia) e le forze dell’ordine, anche con l’ausilio dei militari in servizio, devono far applicare e rispettare leggi e sentenze senza applicare alcun favoritismo o timori reverenziali. 

Le raccomandazioni OCSE del settembre 2012 evidenziano come in Italia ci siano abissali differenze, in proporzione al PIL e rispetto alla media, nelle remunerazioni delle persone che lavorano e nelle pensioni: stipendi, vitalizi, buone uscite, liquidazioni e altri benefit della casta e/o di categorie privilegiate producono forti differenze che devono essere ricalibrate nell’ottica di un contenimento della spesa pubblica che, ricordiamo, è del 25%  superiore alla media dei 5 stati OCSE più virtuosi e, comunque, ben superiore alla media di tutti i 34 paesi OCSE.

Per noi cittadini, il costo della Presidenza della Repubblica e del Quirinale è dalle 10 alle oltre 20 volte superiore rispetto ad altri paesi quali USA, Gran Bretagna e Germania.

Da l’articolo de “Il Giornale” di Mario Cervi, riproposto dal sito www.raixevenete.net/documenti/doc670.asp risulta quanto segue:

– Il Quirinale ha 2181 dipendenti
– 7 volte di più dei dipendenti al servizio della Regina d’Inghilterra
– 4 volte di più della Casa Bianca
– 13 volte in più della Germania.
– Il Re di Spagna ne ha 4 volte in meno.

Ciò significa che i dipendenti possono essere numericamente ridotti.

La spesa per la Presidenza della Repubblica è di 230 milioni, in Germania costa solo 20 milioni, e cioè ben 11 volte in meno. Se però la rapportiamo al PIL e alla popolazione, la spesa italiana è quasi 18 volte superiore a quella tedesca.

Questo dimostra che chiedere al nostro Presidente di tagliare personale e costi di 9 volte, non è assolutamente un’esagerazione. Lo stesso vale per la riduzione dei parlamentari: anche se rimanessimo con 100 rappresentanti fra deputati e senatori avremmo un rapporto rappresentanti/cittadini pro capite superiore rispetto a quello statunitense. Anche il costo di questi, rapportato al PIL, sarebbe comunque del 50% superiore a quella degli USA.