Si Salviamo l'Italia

Siamo oramai nel 2017, sono passati 5 anni da quando nel novembre 2012 siamo nati come Associazione senza scopo di lucro, come ConfAPRI (Confederazione delle Attività Produttive Italiane) confluendo poi nella ReteSI.org, dove SI è l’acronimo di Salviamo l’Italia, una rete di decine di altre associazioni che perseguono lo stesso scopo

Da 4 anni mettiamo a disposizione dei Nostri Governanti e Legislatori (parlamentari tutti) una serie di “Proposte di Legge”, predisposte da esperti che, se applicate, farebbero ripartire l’economia, il lavoro, il reddito e benessere per tutti i cittadini, ottemperando a quanto detta la Costituzione!

 

Ricopiamo due articoli che abbiamo pubblicato oltre 4 anni fa e che rimangono, purtroppo, tuttora validissimi ed attuali: perdura purtroppo la crisi e lo sfacelo del settore imprenditoriale e quindi del lavoro e delle indigenze per una grande fetta di cittadini.

Assistiamo alla distruzione di alcuni settori a causa di leggi e tassazioni mortali: il Navale, Motor Yacht, era primo a livello mondiale, ha visto il fatturato nazionale ridursi di oltre il 90%, le migliori imprese sono finite in mano estera e molte sono purtroppo fallite; il settore dell’edilizia, settore trainante in tutte le nazioni, ha visto una morte di oltre il 40% delle imprese e temiamo subisca la stessa sorte del Navale; l’intero settore imprenditoriale ha perso il 25% di capacità produttiva e, con la morte delle imprese, per effetto domino, muore l’occupazione, il reddito dei cittadini, muore il commercio, muoiono le professioni, le banche e, senza dubbio morirà a breve lo stato sociale (pensioni, sanità, servizi ai cittadini).

Per uscire da questo degrado basterebbe adottare quello che esperti ed imprenditori, in maniera totalmente apartitica ed indipendente, suggeriscono in queste pagine.  

 

IL TESORO DELLE NAZIONI

Liberiamoci dai governanti incapaci di attuare l’articolo 1 della nostra Costituzione

Il tesoro delle nazioni, ovvero le risorse per dare ai cittadini benessere e servizi (pensioni, sanità, scuola, infrastrutture e sicurezza), è dato dal surplus delle esportazioni rispetto alle importazioni. SURPLUS generato in molti Stati dai PRODOTTI e dai SERVIZI in mancanza di petrolio o altri minerali da esportare.

I PRODOTTI e i SERVIZI sono generati dalle IMPRESE con i loro LAVORATORI, che generano altresì, grazie alle tasse dirette, indirette e ai contributi, il 90% delle ENTRATE DELLO STATO (in mld/anno le entrate sono: imposte dirette 240, indirette 220, contributi 220 per un totale di 680 su 750 di entrate totali). Possiamo ben dire che CON LA MORTE DELLE IMPRESE, per effetto domino AVREMMO LA MORTE DEI LAVORATORI, DELLE BANCHE, DELLO STATO e quindi del benessere e della socialità/democrazia di tutti i cittadini!

Ulteriori considerazioni e dati. Un disoccupato costa allo stato circa 10.000 euro/anno; un occupato produce risorse per lo stato ogni anno pari a 40.000 euro, dati dalla sommatoria di imposte e contributi sul reddito, sui consumi, sull’IVA dei prodotti e servizi generati e, contestualmente, se lavora, fa risparmiare allo stato i 10.000 euro della disoccupazione. Inoltre un lavoratore produce una media di 70.000 euro/anno di prodotti e servizi, quindi di maggiore PIL (Prodotto Interno Lordo) che generano allo stato 16.000 euro di entrate IVA all’anno.

I disoccupati e non occupati, alla ricerca di un lavoro, in Italia sono (dati ISTAT) 6 MILIONI (3,2 milioni iscritti, 1,2 milioni in CIG e mobilità, uniti a 1,6 milioni in cerca di occupazione), oltre il 20% della forza lavoro (che sale al 42% nei giovani). SE SOLO LA METÀ (3 milioni) POTESSE LAVORARE genererebbero per lo stato:

  • 120 mld/anno di maggiori entrate (3.000.000 x 40.000 = 120 mld),
  • 210 mld/anno di incremento del PIL con riduzione del rapporto debiti/PIL (in 3-5 anni dal 130 al 100 e della spesa pubblica/PIL da oltre il 50% odierno al 40%, come nella media dei paesi OCSE).

La soluzione ai mali dell’Italia, contestualmente al taglio della spesa pubblica e della corruzione, azioni non più rinviabili e doverose, sarà anche saper attivare il ciclo virtuoso del PIÙ IMPRESE e PIÙ LAVORO, che risulterà in più PIL e reddito per cittadini e stato! Tagliando con più decisione il cuneo fiscale, come giustamente il governo ha iniziato a fare, ma anche tutta la burocrazia inutile e soprattutto il livello di tassazione assurdo e demenziale che pesa oggi sull’impresa costringendole ad evadere per sopravvivere.

Se il governo vuole veramente salvare l’Italia e il reddito degli italiani DEVE, senza più tentennamenti o esitazioni, TAGLIARE LA BUROCRAZIA E LE TASSE, iniziando dalle imprese che generano lavoro e risorse per la nazione, incentivandone la nascita, la crescita e lo sviluppo, generando tante nuove imprese, e tante nuove opportunità di lavoro che sono l’unica vera e solida risorsa e tesoro della nostra nazione.

SCACCO ALLA CRISI IN 3 MOSSE, APPELLO AL GOVERNO DAI CITTADINI

Le soluzioni della Rete SI Salviamo l’Italia (1,5 milioni di imprese e 6 milioni di lavoratori rappresentati dalla rete) per uscire dalla crisi e rinascere come Paese (aggiornato al 20/03/14).

 

Illustriamo ai nostri governanti come si risana un bilancio e come si può ritornare a crescere per il bene delle nostre imprese, dei lavoratori e di tutti i cittadini.

Le prime due mosse (1 & 2) servono a riportare la spesa corrente, il debito pubblico e gli interessi sotto controllo;  queste 3 azioni contestuali servono a rilanciare lo sviluppo, le imprese e l’occupazione con crescita del PIL e, quindi, maggiori risorse per lo Stato e solidità nel credito bancario.

1 – Eliminiamo la corruzione pubblica e gli sprechi della spesa pubblica:

  • a – Eliminiamo la corruzione pubblica dilagante: basterebbe una drastica e seria legge anti-corruzione per recuperare 60 mld all’anno: il 4% annuo di crescita della Nazione va in fumo per colpa di ladri, corrotti, associazioni a delinquere e mafie, vera piaga nazionale.  VEDI
  • b – Eliminiamo lo sperpero della spesa pubblica (super-stipendi, super-pensioni, privilegi di una casta che sta dilaniando l’Italia e impoverendo i cittadini). Si parla di uno spreco quantificabile tra i 70 ai 100 mld/anno di spesa pubblica in più rispetto ai costi sostenuti da Francia, Germania e Inghilterra, rapportando la percentuale di spesa pubblica al PIL di ogni Paese.

2 – Sia ridotto il debito pubblico, razionalizzando e valorizzando i beni pubblici non utilizzati, le concessioni, le 48 mila aziende pubbliche o partecipate che spesso costituiscono un comodo rifugio ed una sicura rendita a lobby parassitarie e a politicanti trombati. Sono almeno 300 mld (alcune stime arrivano a 500 mld) che potrebbero essere immessi sul mercato, quotati in maniera trasparente, fuori dai giochi politici, riducendo il debito pubblico e quindi la spesa per interessi da 30 ad oltre 50  mld/anno (sono 48.000 enti, 23 miliardi di spesa annua, una parte inutili ed in passivo). Lo stato deve fare il regolatore e controllore e non l’imprenditore gestendo male il 75% dell’intera economia italiana, rinegoziando le condizioni con la BCE e l’EU, senza soggezione, per ottenere, come la Germania, i fondi necessari al rilancio delle infrastrutture e dell’economia del nostro Paese. (L’attuale indebitamento, oltretutto creatosi negli anni con l’accumulo di interessi esagerati pagati a banche e alla finanza internazionale, una volta attivate le 3 mosse di questo documento, va rinegoziato su basi più eque, con moratorie che assorbano il mal tolto, ristrutturandolo con tassi e scadenze che sollevino i cittadini dal giogo depressivo, approntando se sarà necessario, un piano “B” alternativo di sovranità monetaria e democratica come prescrive la nostra Costituzione).

3 – Rilanciamo lo sviluppo e il PIL, eliminando le demenziali tasse a carico delle imprese e dei lavoratori (di dubbia costituzionalità e palese violazione dell’art.1) prime responsabili della crisi che stiamo vivendo, con insolvenze ad effetto domino, fallimentare sui lavoratori, sulle banche e sulle entrate statali (per maggiore chiarezza vedi “Il tesoro delle nazioni”). In sintesi:

  • a – Eliminiamo l’IRAP, la demenziale tassa sull’occupazione e sugli interessi bancari, entro il 2014 (-35 mld/anno, compensati dalla rinuncia delle imprese a 30 mld. di incentivi).
  • b – Mettiamo un tetto all’IMU sulle attività produttive con un massimo del 5% sul reddito lordo d’impresa oppure lo 0,5% sul fatturato (– 10/15 mld/anno). Oggi l’IMU fa fallire le imprese!
  • c – Assolvimento dell’IVA quando incassata e comunque compensazione fra crediti e debiti verso lo Stato o Enti (nessuna variazione sul bilancio).
  • d – Ritorniamo al lavoro, alla dignità: riduciamo le tasse e i tributi sulla busta paga dei lavoratori – cuneo fiscale (recupero grazie all’aumento dell’occupazione, del PIL e dell’IVA). Ogni lavoratore in più, ogni occupato, produce 70.000 euro/anno di PIL: prodotti o servizi che generano 16-23.000 euro/anno di maggiori risorse per lo Stato (10-13.000 euro di IVA con risparmio di 6-10.000 euro a persona di minori costi CIG e disoccupazione). 
  • e – Zero tasse & tributi per l’assunzione di disoccupati e cassaintegrati (a scalare in 5 anni; con divieto alla sostituzione di altri lavoratori, recupero grazie all’aumento dell’occupazione, alla crescita del PIL, del gettito IVA ed ai minori costi sociali) (adottando altresì contratti di mini job di 20, 30 o 40 ore settimanali, permettendo così la piena occupazioni a madri con famiglia, o studenti universitari, come avviene in Germania – vedi: C1 più avanti).
  • f – Re-start Italia: ricerca, innovazione e nuove imprese innovative dovranno essere favorite, sia a livello universitario sia imprenditoriale, con destinazione di almeno il 3% del PIL. Tax holiday: esenzione da imposte e contributi nei primi 3-5 anni per tutte le imprese innovative, per i disoccupati e giovani al primo impiego.
  • g – Lo stato e gli enti paghino subito i loro debiti verso le imprese, che ammontano a 100 mld. liquidabili attraverso un incremento di soli 10 mld al fondo MEF (nessuna variazione sul bilancio).
  • h – ZERO burocrazia! Digitalizzazione delle pratiche e radicale semplificazione della Pubblica Amministrazione soprattutto nella creazione di imprese e posti di lavoro per una reale e veloce offerta dei servizi al cittadino con chiare responsabilità nell’adempimento dei servizi erogati (il personale pubblico deve essere a servizio del cittadino e non viceversa).
  • i – Valorizzazione del Made in Italy (design & fashion, food & beverage, turismo, prodotti dell’artigianato e locali… Taste of Italy): dobbiamo difendere l’originalità, il marchio, il valore e il design e le capacità del Made in Italy, che dovrebbe essere usato solo da chi produce oltre il 75% di prodotto in Italia, con barriere all’ingresso a prodotti dunping o che porterebbero alla perdita e desertificazione delle produzioni nazionali rendendoci estero dipendenti ed impoverendo o desertificando le nostre culture, agricolture, produzioni locali…

Le assurde politiche fiscali attuate negli ultimi anni hanno solamente incrementato il tasso di disoccupazione e costretto molte, troppe, imprese a chiudere, a fuggire all’estero o a svendersi a gruppi internazionali. La politica dissipatrice, i media asserviti alle caste di privilegiati e le associazioni di imprese e lavoratori che hanno avallato questi provvedimenti legislativi, sono responsabili della desertificazione industriale ed attuale degrado. Per far tornare competitive le nostre imprese servono efficienza e leggi appropriate e non tasse esagerate; serve cultura e rispetto del fare impresa e del lavoro a partire dalla scuola, dai media, dalla giustizia e dalla politica che deve urgentemente tagliare la burocrazia, ridurre le tasse asfissianti, ridare dignità e ruolo al lavoro e quindi all’impresa: unica generatrice di sviluppo ed occupazione! Come recita chiaramente la nostra Costituzione all’articolo 1. 

Proposta RETE SI Risaniamo lo Stato Italiano

  • Senza il risanamento dello Stato non avremo risorse per far ripartire l’economia come il lavoro generato dalle imprese e quindi un reddito dignitoso per tutti i cittadini; risorse e futuro per i giovani e quindi per la nazione;
  • Senza il risanamento dello Stato non avremo autorevolezza a trattare con la Comunità Europea, con la BCE, con il Fondo Monetario Internazionale rinegoziando il fiscal compact, i patti, volumi, tassi, condizioni e scadenze; ridefinendo la sovranità monetaria ed un euro con regole più democratiche, in difesa delle nostre imprese, lavoratori e cittadini e non solo delle banche. Dobbiamo affrontare una rinegoziazione forte e decisa, con una moratoria sul debito sovrano, frutto soprattutto di esosi interessi che pesano nelle imprese e cittadini indigenti. All’economia italiana servono subito ingenti capitali per evitare il fallimento stimato nel 20-30% di imprese e cittadini in difficoltà; con la morte di questi avremmo l’effetto domino che si ripercuoterà sia sulle banche che sullo stato, effetto domino oltretutto già iniziato! Temporeggiare o non capire questa emergenza, lasciar morire un’ulteriore 20-30% di imprese e cittadini, oltre a quelli che sono già morti, significherà consegnare il paese al degrado imprenditoriale, civile e sociale, con grave rischio per la convivenza e democrazia dell’intero paese. 
  • Senza il risanamento dello Stato l’uscita dall’Euro sarebbe consequenziale e disastrosa; ma comunque perseverando con questa politica di tasse e tributi che vanno nelle tasche della Bisca Finanziaria europea ed internazionale, condurremo il paese al fallimento depredando le ultime risorse dei cittadini che rimarranno in una terribile miseria! Risanando il bilancio saremo forti fra i forti; saremo Noi a decidere se rimanere all’interno dell’euro o uscirne, con un bilancio solido e/o una nostra forte moneta come la Svizzera, gli USA, UK  ecc.ra.

 

In dettaglio – COME SI RISANA IL BILANCIO DELLO STATO:

Vedasi anche il Bilancio dello stato riclassificato e reso facilmente comprensibile al momento disponibile Risaniamo lo Stato RETE SI

A1 – PENSIONI razionalizzazioni e risparmi (attuale bilancio dello Stato 240 mld/anno; risparmi ottenibili dai 10 ai 20 mld/anno dal 4 al 8% in percentuale della spesa)tetto alle pensioni d’oro (o applicazione dello standard Australiano o Svizzero, max 12 volte fra min e max) – equiparazione ed equità nell’età pensionabile (basta con le baby pensioni eccetto chi ha condotto attività rischiose o usuranti); (ricordiamo che altri paesi, ad esempio l’Australia, non da la pensione o sussidi a coloro che hanno già altri redditi o grandi patrimoni… Se lo fa l’Australia perché non lo dovremmo fare noi? oltretutto è ingiusto che i giovani poveri e diseredati paghino per i vecchi, che magari sono ricchi ed hanno già redditi per vivere)

A2 – PRESTAZIONI SOCIALI (attuale bilancio dello stato 60 mld/anno; il bilancio finale dovrebbe subire un incremento al max di 10 mld/anno e cioè un + 16%)eliminazione false pensioni di invalidità indennità di disoccupazione omogenea ed uguale per tutti (tutti i cittadini hanno diritto ad una vita dignitosa! Dobbiamo mirare ad un reddito minimo di cittadinanza come avviene in moltissimi stati democratici) chi percepisce queste indennità sarà tenuto a prestare attività socialmente utili nel comune di appartenenza e la perderà se rifiuta le occupazioni proposte. Il costo del reddito di cittadinanza, che è una disoccupazione omogenea e giusta, per tutti eguale, è così calcolata: 3,6 milioni di disoccupati iscritti nelle liste X 600 euro/mese fanno circa 26 mld/anno di costi dai quali va dedotto il risparmio di CIG, Mobilità, Disoccupazione… e soprattutto le maggiori entrate generate allo Stato dai nuovi occupati (20.000 euro/anno circa per ogni nuovo occupato) come sotto richiamato al punto C1

A3 – DIPENDENTI PUBBLICI (attuale bilancio dello stato 170 mld/anno; razionalizzazione e risparmi ottenibili dai 10 ai 20 mld/anno):riduzione drastica di tutte le consulenze non ritenute indispensabili, – tetto agli stipendi (max 12 volte il minimo come la Svizzera), – riduzione del 50% del numero dei parlamentari, del codazzo di personale, segreterie, privilegi; lo stesso per i consiglieri pubblici nelle regioni, comuni, Enti, ecc.,accorpamento dei comuni sotto 5-10.000 abitanti,eliminazione o comunque forte riduzione delle province,eliminazione del 70% delle auto blu! scorte! e di tutta una serie di privilegi e benefit, assurdi ed offensivi per la situazione in cui si trovano le finanze pubbliche.

A4 – SANITÀ ( attuale bilancio dello stato e regioni 100 mld/anno; risparmi ottenibili solo con l’applicazione dei costi standard dai 5 ai 15 mld/anno)

A5 – ALTRE SPESE PUBBLICHE (attuale bilancio dello stato 150 mld/anno; risparmi ottenibili dai 20 ai 30 mld/anno) risparmi ottenibili dalla razionalizzazione, digitalizzazione, sburocratizzazione, nonché adozione dei costi standard.

A6 – COSTO DELLA CORRUZIONE (risparmio ottenibile dai 30 ai 60 mld/anno con un beneficio per la crescita economica immediata dal 2 al 4% all’anno). Stime concordi della Corte dei Conti/Banca d’Italia/Banca Mondiale indicano dai 60 ai 90 mld/anno il costo della corruzione, eliminabile totalmente con una chiara e drastica legge che incentivi le denunce, manlevi e concussi, preveda la restituzione del doppio della somma ricevuta ed imponga l’esclusione a vita da qualsiasi rapporto o lavoro nel pubblico o negli Enti o società quotate o che trattengono affari con la P.A.. Oltretutto la corruzione pubblica privilegia gli intrallazzatori, e mafiosi mortificando il ruolo delle imprese competitive, demotivando e mortificando le  qualità ed i servizi ai cittadini che dovrebbero essere, nell’interesse di tutti, gestiti senza monopolismi o protezioni ma in libera e trasparente competizione.

B1 – RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO (risorse ottenibili, in 3- 5 anni, dai 300 ai 500 mld tutti usati per la riduzione del debito pubblico) attraverso la creazione di FONDI di investimento, gestiti in maniera trasparente ed indipendente dalla politica e quotati in borsa, collocati ognuno con una propria specializzazione, gli immobili pubblici non indispensabili, le concessioni, i beni del demanio, tutte le partecipate pubbliche, quotate e non. (lo stato non deve fare e male l’imprenditore ma deve stabilire le regole e farle rispettare nell’interesse del cittadino). Sono oltre 48.000 società pubbliche, 1/3 in passivo, che bruciano 23 mld/anno, si stima che le collocazioni “valorizzazioni” genereranno da un minimo di 300 a 500 mld, ricavabili in 3-­5 anni, e che andranno tutti obbligatoriamente alla riduzione del debito che ritornerebbe così dai 2.100 ai 1.600 o max 1.800 mld.

B2 – INTERESSI SUL DEBITO, (potenziale risparmio da iniziali 30mld ai 60/95 mld ottenibili in proiezione in pochi anni) grazie all’azione sopra descritta lo SPREAD sul debito pubblico scenderà avvicinandosi a quello tedesco, facendoci risparmiare fra i 30 ed i 60 miliardi/anno di interessi passivi in pochi anni, per arrivare quasi ad annullarsi! Se useremo il prestito BCE anziché delle Banche e Finanza speculativa internazionale! Con questi presupposti l’Italia attraverso una banca di stato (esempio MPS o CDP?) potrà accedere ad un prestito ponte dalla BCE allo 0,25% che significherebbe oggi, sui 2.100 miliardi attuali, un risparmio di ben 95 mld/anno 2.100 X 0,25% = 5 miliardi di interesse annuo anziché 100 !!! (Oggi lo Stato paga alle banche e finanza internazionale (denominata da un famoso ministro Bisca Internazionale) 100 mld/anno!!! Perché uno stato regala 95 mld/anno prelevandoli con tasse forzose dai cittadini ed imprese?! I cittadini, il popolo sovrano come stabilisce la Costituzione, ha il sacrosanto diritto di conoscere e di decidere su questi aspetti: perché regaliamo 95 mld/anno alla bisca internazionale anziché pretendere che la BCE, la nostra Banca Centrale, presti il denaro al tasso BCE come viene dato alla Germania ed alle Banche che poi speculano sui titoli di stato?

C1 – ZERO TASSE E TRIBUTI SUI DISOCCUPATI (la misura produrrebbe duplici risultati, incrementerebbe il PIL di 210 mld/anno ed incrementerebbe le entrate dell’IVA dai 40 ai 60mld/anno in 3-5 anni) È ASSURDO CHE LO STATO SI CONCENTRI A PAGARE DISOCCUPAZIONE ANZICHÉ CREARE LE CONDIZIONI GRAZIE ALLE QUALI LE IMPRESE ASSUMEREBBERO I DISOCCUPATI producendo maggior PIL e beni che darebbero maggior IVA per lo Stato; serve una misura forte e chiara, come la proposta lanciata fin dal maggio 2012: ZERO TASSE & TRIBUTI, per 3-5 anni, per chi assume disoccupati, prevedendo nella legge in caso di riduzione del personale la dismissione dall’ultimo assunto. COME IN OGNI AZIENDA QUANDO SI FA UN RISANAMENTO SI TAGLIANO LE SPESE MA CONTESTUALMENTE SI DEVE INCREMENTARE IL FATTURATO, I RICAVI E QUINDI IL PIL ! Secondo i dati ISTAT del nov.2013 gli italiani che cercano lavoro sono 6 milioni (full time e part time) se creiamo le condizioni al fine che questi trovino il lavoro, calcolando anche di occuparne la metà e cioè 3 milioni in 5 anni, avremmo un maggiore PIL di 210 mld/anno; (ogni lavoratore in attività infatti produce 70.000 euro di PIL annuale) e questo maggior PIL, maggiori prodotti, pagherebbero l’IVA e quindi maggiori entrate per lo stato di circa 40 mld/anno + ulteriori tasse dirette, indirette e contributi stimati in 80 mld/anno = tot. 120 mld/anno di maggiori entrate per lo Stato! Il maggior PIL prodotto eleverebbe il PIL nazionale a 1.800 mld facendo così scendere il rapporto deficit/PIL ed il rapporto spesa pubblica/PIL; oltretutto lo stato risparmierebbe per ogni milione di occupati in più, al lavoro, ulteriori 7,2 mld/anno di indennità di disoccupazione, calcolando anche solo approssimativamente un’indennità media di 600 euro/mese 7,2 mld/anno. Zero tasse e tributi per i primi anni a disoccupati, cassaintegrati e mobilità farebbe risparmiare allo stato i costi della socialità, incrementerebbe il PIL e soprattutto gli introiti dell’IVA e delle tasse sui redditi; adottando altresì una flessibilità, come avvenuto in Germania, con i Mini Job a 20/30 e 40 ore settimanali, si occuperanno anche tante madri e giovani, studenti e non, incrementando il benessere per tutti e per l’intero paese ma e soprattutto ridando speranza, futuro e benessere a tutti i cittadini.

C2 – CUNEO FISCALE Riduzione delle tasse e tributi ai lavoratori (misura neutra grazie alla maggior occupazione) Le misure sopra descritte, grazie alla maggior occupazione incrementerebbero le entrate per lo Stato, 20.000 euro/anno per ogni nuovo occupato, permettendo così una riduzione delle tasse e dei tributi ai lavoratori, lasciando la differenza in tasca al dipendente

C3 – BASTA INCENTIVI ALLE IMPRESE ed abolizione della tassa IRAP sull’occupazione (bilancio neutro o al massimo 10-15 mld di riduzione di entrate per lo stato) Sono dai 30 ai 36 miliardi di incentivi, di spesa pubblica, alle quali le imprese, lo ha dichiarato anche Squinzi, rinunciano a condizione che: –       venga Eliminata l’IRAP entro il 2014 –       venga posto un limite, tetto, all’IMU sulle attività produttive che non deve superare il 5% del reddito lordo o comunque non superiore al 0,5% del fatturato (oggi le imprese vengono affossate anche dall’IMU oltre che da altri mille balzelli e tasse) –       l’IVA venga versata allo stato quando incassata e comunque vengano resi compensabili i crediti e debiti verso lo stato ed enti con le eventuali tasse, tributi e/o imposte quando e se dovute –       i crediti delle imprese verso lo Stato ed Enti vengano resi bancabili (scontabili di diritto)e gli interessi li paghi il ritardatario; (usando il Fondo di Garanzia per l’Impresa del MEF lo stato con 10 mld di fondo permette alle banche di liquidarne 100, l’intero attuale debito stimato, permettendo una immediata rinascita imprenditoriale e dell’economia!)  

 

CURIOSITÀ ed ASSURDITÀ quotidiane di una Stato allo sbando ed alla mercé di una Casta sprecona e ladrona

Invitiamo tutti i cittadini a segnalarci gli scandali più evidenti ed emblematici sui commenti qui sotto; verranno periodicamente integrati alla sotto elencata lista: (Questo spiega anche il motivo per cui i nostri governanti non trovano ascolto o accoglimento in Europa e nei Meeting della Finanza Internazionale) – La presidenza della repubblica italiana costa oltre 200 mld/anno; la tedesca 20 ma se lo rapportiamo al PIL la percentuale è di circa 15 volte – Un parlamentare italiano costa 6 volte il reddito medio di un italiano, in USA 3 volte, in Inghilterra 2 volte ( dimezzare il numero ed il costo dei nostri parlamentari è imperativo e doveroso) – Il numero dei parlamentari, se fosse in proporzione agli USA ne basterebbero 100, se in proporzione all’Inghilterra 1/3 …. – Auto Blu, negli USA 7.000 in Italia 70.000 = 10 volte tanto; se rapportiamo la spesa in proporzione agli abitanti e reddito la proporzione è 80 volte tanto!!! – GLI STIPENDI DEI DIRIGENTI PUBBLICI e DELLE SOCIETÀ QUOTATE in Italia arrivano a centinaia ed in qualche caso, a migliaia di volte lo stipendio minimo della stessa azienda o settore “UNO SFREGIO E VERGOGNA FEUDALE” in Svizzera, inserito nella costituzione MASSIMO 12 VOLTE !!! – La Pensione, siccome deve servire solo a vivere dignitosamente, e non per arricchirsi, in Australia non viene data a chi ha redditi o patrimoni rilevanti… perché non facciamo lo stesso anche in Italia? – I numeri drammatici dell’ITALIA 2007- 2013

  • PIL -8,5%
  • Consumi ‐7,6%
  • Investimenti ‐28%
  • Produzione Industriale ‐23,4%
  • Disoccupazione: raddoppiata

– Cessazione o fallimenti di imprese e partite IVA dal 2007 a settembre 2013 (5 anni) 500.000 (100.000 all’anno 273 al giorno); sono stati persi oltre 100 miliardi di euro annuo di PIL e quindi ca. 20 miliardi/anno di entrate per lo stato; l’economia destagionalizzata ed al netto dell’inflazione ha perso un 20% circa (siamo diventati del 20% più poveri!!!) Attenzione alcuni falsamente affermano che se facciamo la differenza fra partite IVA cessate e partite IVA nate la differenza non è così rilevante, volutamente, o ignorantemente depistando la realtà. A morire sono imprese con molti dipendenti, tecnologie, esperienze costruite in decenni di sangue e sudore, a nascere partite IVA spesso uninominali; ricostruire il 20-30% delle imprese e strutture industriali bruciate richiederà decenni (ammesso che si creino le condizioni ideali per questo).  

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